050. Andare Contromano
Un Manifesto personale
Ho sempre saputo da che parte stare.
A inizio anno ho deciso di dare un nome a questa newsletter. Fino a quel momento l’avevo sempre chiamata semplicemente “la Newsletter di Libroza”, una definizione funzionale ma fredda, che descriveva senza dire nulla. E molti di voi, dopo l’annuncio, mi hanno chiesto: perché Contromano? Cosa significa per te?
È una domanda che merita una risposta vera, non uno slogan buttato lì. Perché un nome non è mai neutro, soprattutto quando si sceglie per uno spazio che negli anni è cresciuto, si è trasformato, ha preso una sua identità. Questa Newsletter non è più solo un bollettino per aggiornarvi sui miei libri in uscita o sugli eventi. È diventata un luogo di riflessione condivisa, un dialogo, un appuntamento fisso in cui ci fermiamo a pensare insieme. E uno spazio così merita un nome che lo rappresenti davvero.
E oggi voglio raccontarvi perché ho scelto proprio “Contromano”.
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Ho riflettuto per settimane. Cercavo qualcosa di semplice, diretto, che non suonasse costruito o forzato. Un nome che fosse anche una dichiarazione, ma senza essere urlato. E un giorno mi sono fermata e mi sono fatta una domanda molto concreta: “Dove vuoi andare con questa newsletter? Qual è la direzione?”
La risposta è arrivata subito, senza pensarci, come un’evidenza: Contromano.
Non l’ho cercata, è arrivata. E appena l’ho pensata, ho capito che era quella giusta. Perché descriveva esattamente il movimento che ho sempre fatto, la postura che ho sempre avuto. Non contro qualcuno, non per ribellione, ma come scelta naturale di direzione, come modo di guardare il mondo da un’altra prospettiva. Contromano non è andare nella direzione sbagliata. È scegliere consapevolmente una strada diversa da quella che tutti stanno percorrendo, non perché sia migliore o peggiore, ma perché è la mia.
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Perché c’è una differenza enorme tra perdersi e deviare, tra trovarsi fuori strada per caso e scegliere deliberatamente un’altra direzione. Quando vai contromano per errore, cerchi subito di correggere, di rientrare nel flusso, di rimediare. Quando vai contromano per scelta, invece, sai esattamente dove stai andando. E sai anche perché.
Nella mia vita ho preso molte deviazioni. Ho lasciato lavori stabili per inseguire progetti che non garantivano nulla. Ho scelto di pubblicare libri in modo indipendente quando tutti mi dicevano di cercare un editore. E ogni volta qualcuno mi ha fatto notare che stavo andando nella direzione sbagliata, che avrei dovuto seguire il percorso normale, quello che tutti prendono perché è collaudato, sicuro, riconosciuto.
Ma io non mi sono mai sentita fuori strada. Mi sono sentita esattamente dove volevo essere.
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Andare contromano non significa sbagliare. Significa scegliere consapevolmente una direzione diversa, anche quando nessuno la capisce, anche quando sembra più complicata, anche quando non porta dove gli altri si aspettano che tu arrivi. È una deviazione voluta, pensata, non subita. È dire: “Lo so che tutti vanno di là, ma io vado di qua. E non perché mi sia persa, ma perché è questa la strada che voglio percorrere.”
C’è una dignità in questo, una fermezza che non ha bisogno di giustificarsi. Perché quando scegli consapevolmente di andare contromano, non stai sfidando nessuno. Stai semplicemente rimanendo fedele a te stesso, alla tua voce interiore, a ciò che senti giusto per te.
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E questa autenticità, oggi, è quasi un atto di resistenza. Perché viviamo in un mondo che ci chiede continuamente di adattarci, di essere flessibili, di cambiare pelle a seconda del contesto. Ci viene detto che dobbiamo essere sempre aggiornati, sempre performanti, sempre pronti a modificarci per restare rilevanti. È un’ossessione dell’adattabilità che ci logora e ci fa perdere il contatto con ciò che siamo davvero.
Andare contromano, per me, significa anche questo: rifiutare gentilmente questa pressione. Senza proclami, ma con una fermezza silenziosa. È dire: “In un mondo che cambia, io non sono tenuta a cambiare tutto di me.” È tenere strette alcune cose che mi appartengono, anche se sembrano fuori tempo, anche se nessuno le considera più necessarie.
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Andare contromano è scegliere la lentezza quando tutto intorno corre. Mi prendo il tempo per riflettere prima di rispondere, rileggo quello che scrivo, lascio che i pensieri si sedimentino. E questa - a mio modesto parere - non è inefficienza: è profondità. È il modo in cui riesco a mantenere una voce mia, autentica, che non si confonde con il rumore di fondo.
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Andare contromano è difendere la solitudine creativa. In un’epoca che celebra il networking continuo, essere sempre in vista, condividere ogni passo, io rivendico tenacemente i miei momenti di solitudine. Momenti in cui posso stare sola con me stessa, chiudere la porta, spegnere il telefono, e ascoltare solo i miei pensieri. Non per isolarmi dal mondo, ma per ritrovarmi.
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Andare contromano è dire sì a ciò che conta davvero, anche quando sembra una scelta fuori moda. E non avere paura di dire di no a ciò che non senti risuonare dentro di te, anche se lo fanno tutti o va di moda.
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Andare contromano è uno sguardo laterale, un modo di osservare le cose da angolazioni che nessuno considera. Perché andare contromano non significa solo scegliere una direzione diversa, ma anche vedere quello che gli altri non vedono. Guardare il mondo con attenzione obliqua, senza dare per scontato che la prospettiva più diffusa sia anche la più vera.
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Andare contromano è prestare attenzione al dettaglio. Mettere da parte le grandi narrazioni, le tesi già confezionate, e concentrarsi invece su da un piccolo particolare che nessuno nota. Una frase detta per caso, un gesto quotidiano, un’emozione passeggera che però rivela qualcosa di più profondo. E da lì costruire il ragionamento, lentamente, senza fretta di arrivare a una conclusione. Perché il senso sta spesso nei margini, nelle cose che sembrano insignificanti ma che invece dicono tutto.
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Questo vale anche per le parole. In un mondo che si accontenta di slogan, di frasi fatte, di automatismi linguistici, andare contromano è scegliere con cura le parole. Cercare quella giusta anche quando ci vuole tempo, rifiutare la pigrizia del “tanto si capisce lo stesso”. Perché le parole non sono solo strumenti per comunicare: sono il modo in cui pensiamo, in cui diamo forma al mondo. E quando impoveriamo il linguaggio, impoveriamo anche il pensiero.
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Andare contromano, allora, è anche resistenza culturale. È rifiutarsi di partecipare all’impoverimento generale. È continuare a scrivere con cura quando tutti si accontentano, a pensare con complessità quando tutto si riduce a polarizzazioni binarie, a osservare con attenzione quando tutto scorre veloce senza essere visto davvero.
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È un modo per mantenere vivo il pensiero critico. Per non lasciarsi anestetizzare dal rumore. Per restare svegli.
E restare svegli significa anche saper riconoscere ciò che accade dentro di noi. Perché andare contromano non è solo un modo di stare nel mondo, ma anche un gesto quotidiano, piccolo, ripetuto. Un’abitudine che ci tiene ancorati a noi stessi.
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Io, per esempio, tengo da sempre un diario personale. L’ho sempre fatto. Non lo scrivo ogni giorno, non è un obbligo né un rituale rigido. Lo scrivo quando provo emozioni nuove o forti, quelle che mi attraversano e lasciano un segno. Quando sento qualcosa che non so ancora nominare, quando un’emozione mi coglie di sorpresa, quando qualcosa si muove nel profondo e ho bisogno di capire cosa sia.
Scrivere un diario è il mio modo di fermarmi, di non lasciar scorrere via tutto come se nulla fosse. È un gesto contromano in un mondo che corre, che non si ferma mai, che passa da un’emozione all’altra senza darsi il tempo di capirle davvero. Scrivere mi permette di analizzare quello che provo, di dare un nome alle cose, di disinnescare certe emozioni quando sono troppo ingombranti, di fissarne altre sulla carta per non dimenticarle.
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Perché le emozioni, se non le guardiamo, se non le nominiamo, ci attraversano e spariscono. O peggio: restano dentro, sedimentano, diventano peso non riconosciuto. Io invece scelgo di fermarmi a riflettere su ciò che mi muove nel profondo, di dare spazio a quello che sento, anche quando è scomodo, anche quando vorrei ignorarlo.
In un mondo che semplifica tutto, che accorpa, che riduce, io scelgo la complessità. Scelgo di dare importanza alle sfumature, alle emozioni che non hanno un nome immediato, ai movimenti interiori che nessuno vede. E questo, per me, è andare contromano ogni giorno.
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E forse anche per te. Forse anche tu ti riconosci in questa scelta di direzione, in questo modo di muoverti nel mondo senza seguire il flusso per inerzia. Forse anche tu senti che c’è qualcosa che ti appartiene in tutto questo.
Per questo ho scritto un Manifesto. Non voglio creare un movimento e non ho la presunzione di indicare la strada a nessuno. Ma sento la necessità – del tutto personale – di mettere nero su bianco alcune ragioni, alcuni punti fermi che mi aiutano a ricordare perché questa direzione ha senso per me.
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Se anche tu ti riconosci in qualcuna di queste cose, forse queste parole possono aiutarti a dare un nome a qualcosa che già conoscevi ma che non avevi mai nominato.
Questo Manifesto è dunque una mappa personale, che lascio qui volentieri alla condivisione di chiunque la senta risuonare nelle proprie corde. Sette punti che raccolgono quello che per me significa andare contromano. Prendilo come uno spazio in cui ritrovarti, se ne senti il bisogno, come un punto di riferimento quando il rumore diventa troppo forte e hai bisogno di ricordarti da che parte stai.
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Manifesto Contromano
Sette ragioni per cui vale la pena andare nell’altra direzione
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1. Perché non tutto ciò che rallenta è una perdita di tempo.
Andare contromano è scegliere la lentezza come atto di lucidità.
Fermarsi a guardare. Prendersi il tempo di pensare. Respirare prima di rispondere.
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2. Perché le parole contano.
In un mondo che grida slogan, scegliere il linguaggio giusto è un gesto politico.
Scrivere con cura, parlare con precisione, nominare le cose con onestà: è così che si fa spazio alla complessità.
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3. Perché il pensiero dominante non è l’unico possibile.
Andare contromano non è provocare: è non allinearsi per abitudine.
È coltivare un pensiero critico, che non cerca consenso ma senso.
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4. Perché guardare bene è già un modo di vivere.
C’è chi passa oltre. E chi si ferma.
Un dettaglio, una scena, una parola sentita per strada: la realtà vista di sbieco rivela più di un titolo in prima pagina.
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5. Perché non siamo solo produttori, consumatori o contenuti.
Siamo esseri umani, con dubbi, soglie, stanchezze.
E rivendicare questo spazio di umanità è una forma di resistenza civile.
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6. Perché c’è bisogno di voci libere, non di modelli da seguire.
Contromano non insegna, non promette, non prescrive.
Offre uno spazio di pensiero sincero, un luogo in cui ritrovarsi.
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7. Perché ogni voce autentica può accendere altre voci.
Quando qualcuno trova le parole giuste, spesso è solo l’inizio.
Contromano è un invito a riconoscersi. A costruire legami non convenzionali, ma veri.
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E tu? Ti riconosci in qualcuna di queste ragioni? C’è un momento in cui hai scelto di andare contromano, anche se non l’hai definito in modo così netto? Mi piacerebbe saperlo. Perché queste parole prendono senso quando diventano dialogo, quando ci aiutano a riconoscerci gli uni negli altri.💛
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Caspar David Friedrich, Il viandante sul mare di nebbia, 1817
Lo scaffale di Libroza
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A presto,
Carmen


Io, fin dall'adolescenza, ho sempre pensato di andare contromano.
Poi alla tenera età di 46 anni, dopo un grande lutto che non riuscivo a elaborare, sono andata da una psicologa per farmi aiutare.....
Si è trasformato in un percorso di psicoterapia di 10 anni, attraverso il quale ho capito che non era proprio così. Seguivo quello che l'istinto da dentro mi suggeriva di seguire. Ma non era sincero, era un tentativo di sfuggire a una realtà familiare disfunzione che ha poi permeato tutta la mia vita.
Finalmente a 56 anni sono riuscita a riconoscere chi ero io e non chi fingevo di essere.
Così mi ritrovo a sessant'anni finalmente in pace con la mia vita.
È stato difficile e doloroso, sento il rimpianto di quello che avrei potuto fare se questa consapevolezza fosse arrivata in più giovane età, ma meglio tardi che mai 🤭. La vita poi va vissuta consapevolmente e con cura fino a quando non finisce.
Anch'io pensavo di essere sempre andata contromano, in realta' solo dopo negli anni ho capito che era tutto solo nella mente. Ora mi sento piu' in pari con me, ma faccio molta fatica a stare in un mondo che non riconosco piu'. Per fortuna ho affetti e amicizie che mi salvano. Ecco perche' questo manifesto mi piace, perche' mi ci ritrovo a pieno